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martedì 2 ottobre 2018

Counseling ... un aiuto alla terapia

Il counseling è una relazione d’aiuto che si occupa di relazioni tra le persone e di processi di cambiamento.
Il counseling può essere molto utile nella relazione tra paziente e terapista, tra allenatore e atleta, o nelle problematiche relative alla coppia, ai gruppi di lavoro, alla gestione dello stress, alla salute psicofisica, nelle problematiche alimentari e nei disturbi del sonno.
Il counseling sta diventando un elemento complementare di tutte quelle professioni che lavorano a diretto contatto con le persone e in cui è fondamentale la capacità di istaurare un rapporto personale di ascolto autentico e costruttivo.


Il counseling in ambito sanitario è uno spazio in cui un counselor professionale sostiene l’avvio e lo sviluppo di percorsi individuali volti a migliorare la capacità delle persone di fronteggiare le proprie “disavventure” in ambito sanitario: un lutto, una diagnosi particolare, una scelta tra diverse strade terapeutiche, le complicazioni dopo un intervento, la voglia di intraprendere percorsi motivazionali, la gestione dei conflitti con il partner o con i propri familiari o colleghi e quant’altro.

Il Counselor è un professionista che lavora sulla salute e sul benessere psicofisico, orienta, sostiene e sviluppa le risorse del paziente.
Il Counselor utilizza molte tecniche: ascolto attivo che evita giudizi e interpretazioni; esplorazione con domande aperte e chiuse; chiarificazione per incoraggiare l’elaborazione; parafrasi per aiutare il cliente a focalizzare il contenuto del suo messaggio ed enfatizzarlo quando l’attenzione sui sentimenti è prematura; riformulazione per incoraggiare a consapevolizzare ed esprimere emozioni, sperimentarne l’intensità per poterle gestire; delucidazione per connettere elementi multipli. 
[Claudia Montanari in Dizionario Internazionale di Psicoterapia, 2012]

La relazione costruita è fatta, così, di riconoscimento, ascolto e sperimentazione, per favorire l’auto-esplorazione e la guarigione consapevole.

domenica 23 ottobre 2011

Protocollo generale di trattamento

Premessa: prima di un consulto con il dott. Mario Testolin, occorre una visita preventiva del medico di base o di uno specialista, per escludere patologie mediche o medico-chirurgiche e inoltre essere già in possesso almeno di un esame radiologico RX, TAC, o RMN.

Prima di eseguire un trattamento osteopatico occorre infatti conoscere l'anamnesi medica e avere eseguito indagini radiologiche finalizzate alla verifica che non ci siano controindicazioni generali o specifiche al trattamento.
Successivamente si può iniziare con vari test e manovre che aiutano a formulare una valutazione funzionale generale e specifica del problema per cui siete venuti nello studio.

Si verificano le tensioni musculari degli arti superiori o inferiori, oltre a quelle della cerniera occipito-cervicale del tratto cervicale, del dorso e del tratto lombosacrale.
La situazione del pavimento pelvico e le tensioni degli organi interni direttamente collegati al diaframma tramite legamenti e tessuto connettivo (valutazione viscerale cranio sacrale).
E per finire si valuta il respiro cranio-sacrale e le eventuali restrizioni, limitazioni o tensioni sviluppate nell'ATM e nelle altre articolazioni del cranio, della bocca o del viso.


Ogni valutazione prevede un trattamento di sblocco o di rimozione delle restrizioni, limitazioni o tensioni. In questo senso il trattamento può prevedere manovre di riequilibrio cranio-sacrali e/o viscerali, oppure manovre correttive con tecniche di manipolazione miofasciale, o ancora l'uso dei pompage di M. Bienfait.











Cerchiamo con queste tecniche di dare un equilibrio biomeccanico che il corpo ha perso interpretando il dolore e i movimenti articolari e viscerali.
Non facendo naturalmente diagnosi medica, l’osteopatia non è alternativa alla medicina classica, ma integrativa, nel rispetto soprattutto del paziente in una cultura della salute.





sabato 15 ottobre 2011

Nuovi approcci diagnostici e terapeutici: quale terapia ?

Dopo aver letto il post precedente viene subito da chiedersi il perché si trovino così tanti e numerosi casi di persone asintomatiche con degenerazione del complesso disco-vertebrale della colonna; cioè perché ci sono tante persone che presentano un colonna vertebrale degenerata e non soffrono (o soffrono poco) di mal di schiena?

Con l'avanzare dell'età, oppure dopo traumi ripetuti (anche piccoli) tutti i tessuti connettivi (fasci, legamenti, cartilagine) vanno incontro ad alterazioni degenerative che tendono ad essere più marcate quanto maggiori sono le sollecitazioni funzionali a cui la struttura è sottoposta (lavori pesanti, posture scorrette mantenute nel tempo, eccessivo carico discale).

La colonna vertebrale poi va considerata come un complesso dinamico costituito da singole unità funzionali (il disco, le vertebre e le loro articolazioni, i legamenti e i muscoli e infine il midollo spinale) strettamente interconnesse ed interdipendenti; ne deriva che se qualcuna di esse non funziona anche le altre sono progressivamente compromesse.

Questi processi degenerativi vengono altresì accelerati e peggiorati da molti fattori sia meccanici sia non-meccanici (stress, problemi emozionali, disturbi viscerali, operazioni chirurgiche, neoplasie, infezioni, gravidanze).Ma se la causa del nostro "Mal di schiena" è solamente meccanica nel 20% dei casi e per il restante 80% risulta essere multifattoriale, allora anche la terapia deve essere multifattoriale, multidimensionale e multidisciplinare. E se fino ad una decina di anni fa si parlava quasi solo ed esclusivamente di intervento chirurgico nelle sue varie forme e sfumature (discectomia classica o microscopica, discolisi, nucleoaspirazione) ora l'evidenza scientifica è nettamente a favore di una terapia conservativa e di trattamenti mini-invasivi (infiltrazioni intraforaminali di ozono o di corticosteroidi )

La fisioterapia, l'osteopatia sia quella strutturale che quella che usa le tecniche miofasciali , sanno dare un importante supporto sia come approccio unico al problema (con tecniche specifiche in relazione alla natura del danno), sia come integrazione alla terapia medica, o come recupero in seguito ad intervento mini-invasivo.
Le tecniche rieducative si sono mosse in più direzioni, con l’unico intento di stravolgere un concetto estremamente radicato nella cultura tradizionalista che è quello del riposo.

Si è dimostrato infatti che, tranne in gravi casi d’instabilità vertebrale, lo stare a letto immobili protetti da tutori o corsetti, risulta nella stragrande maggioranza dei casi inutile, il più delle volte addirittura dannoso.
Si tratta allora di elaborare con il proprio fisioterapista un piano di trattamento mirato ed estremamente personalizzato che evidenzi e corregga le cause predisponenti, che individui le posizioni o i movimenti adeguati al recupero.
La terapia manipolativa risulta sicuramente utile e molte volte anche risolutiva della patologia

Santilli V, Beghi E, Finucci S. Chiropractic manipulation in the treatment of acute back pain and sciatica with disc protrusion: a randomized double-blind clinical trial of active and simulated spinal manipulations
Spine J. 2006 Mar-Apr;6(2):131-7. Epub 2006 Feb 3.



lunedì 10 ottobre 2011

Nuovi approcci diagnostici e terapeutici: l' Ozonoterapia

L'impiego di una miscela di gas costituita da Ossigeno - Ozono viene sempre più largamente utilizzata nel trattamento del dolore persistente del mal di schiena . Dopo le prime utilizzazioni nel dolore vertebrale , sia esso dovuto ad una patologia degenerativa della colonna o alla presenza di un'ernia discale, questo gas sembra avere un ruolo importante nel trattamento conservativo di patologie della colonna , traumatiche e non , che interessano anche muscoli , tendini e articolazioni.
La letteratura scientifica riconosce oramai ampiamente a questo particolare "farmaco" una efficacia terapeutica maggiore a quella di altri trattamenti *, sottolineando sia la bassa incidenza di effetti collaterali dovuti all'azione propria del gas, sia quella di complicanze relative alle tecniche di applicazione , qualora vengano attuate " da mani esperte e nel rispetto delle Linee Guida ".

Il Dr. Marco Leonardi, Primario Neuroradiologo dell’Ospedale Bellaria di Bologna, nella sua relazione ha illustrato i meccanismi di azione multipli che vengono innescati dalla somministrazione di ozono nei tessuti che compongono la colonna vertebrale. In questa azione si possono riconoscere almeno tre fattori:

1) una minore produzione dei mediatori della flogosi (infiammazione)

2) l'inattivazione dei metaboliti che agendo sulle terminazioni nervose inducono il dolore

3) un netto miglioramento della microcircolazione locale, con una migliore e più rapida eliminazione delle sostanze tossiche. Questo permette una rigenerazione delle strutture anatomiche lese; ciò spiegherebbe i frequenti effetti di riparazione della lesione che possono essere presenti nei controlli diagnostici strumentali eseguiti a distanza dal trattamento.

Tecniche di impiego dell' Ossigeno-Ozono nel dolore di origine vertebrale

1) Tecnica intraforaminale
Dopo aver localizzato con una RM l'ernia (figura A nella foto), sotto guida TAC e nel rispetto della sterilità si accede per via percutanea al forame intervertebrale attraverso il quale le radici nervose fuoriescono dal canale vertebrale. (figura B nella foto)
Ottenuta la conferma radiologica del corretto posizionamento dell'ago e dopo aver eseguito il test di aspirazione ( che scongiuri la puntura accidentale di un vaso sanguineo ), si procede alla lenta somministrazione della miscela di gas in volumi e concentrazioni adatte alle condizioni cliniche.
(figura C nella foto)
Risulta essere la tecnica più efficace e valida sia nelle patologie disco-radicolari (ernie) sia nella sindrome della faccette articolari che in caso di infiammazione legamentosa e muscolare paravertebrale.

2) Tecnica intradiscale
sotto guida TAC e nel rispetto assoluto della sterilità , si accede per via percutanea direttamente all'interno del disco intervertebrale; dopo esecuzione della discografia , si procede alla somministrazione della miscela di ozono, secondo le modalità sopra riferite.

3) Infiltrazione paravertebrale
si procede alla somministrazione della miscela di gas alla distanza di circa due cm. dalla linea mediana delle apofisi spinose. La somministrazione dell'ozono viene eseguita, previo test di aspirazione negativo, lentamente e a diversi livelli di profondità : muscolare e sottocutaneo.


* Bonetti M, Fontana A, Cotticelli B, Volta GD, Guindani M, Leonardi
Intraforaminal O(2)-O(3) versus periradicular steroidal infiltrations in lower back pain: randomized controlled study.